PERCHÉ LE BANCHE SI SONO ARRICCHITE CON LA CRISI?

A cura di Coniare Rivolta – collettivo di economisti

È notizia recente il dato stando al quale, dopo la chiusura dei bilanci a fine 2023, le banche avrebbero registrato un record di profitti. Solo per dare due numeri, i profitti si aggirerebbero a 8,6 miliardi di euro per Unicredit e a 7,7 miliardi per Intesa San Paolo. Numeri così importanti che secondo le notizie di stampa rappresenterebbero il “miglior anno di sempre” per le due banche più grosse del sistema italiano. È evidente che la decantata tassa sugli extraprofitti non è servita a molto. Per avere una visione delle cifre in ballo ricordiamo che il Reddito di cittadinanza, abolito dal Governo Meloni nel 2023, è costato meno di 8 miliardi nel 2022. Mentre le due principali banche italiane hanno fatto profitti per oltre 16 miliardi nel 2023. Solamente le due banche principali, poi ci sono tutte le altre…

Proviamo in questo contributo a vedere come il combinato disposto di 1) ritorno dell’inflazione, 2) recenti politiche della BCE, e 3) un governo accomodante, possa aver contribuito a tale ‘record’.

Prologo

Per capire da dove vengono questi lauti profitti, facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire come al giorno d’oggi operino le banche. Per operare correttamente (eseguire gli ordini di bonifico, ad esempio), le banche hanno bisogno quotidianamente di liquidità. Tale liquidità può essere generalmente reperita in tre modi: o se ne dispone, o la si prende a prestito da banche che hanno liquidità in eccesso, oppure la si prende a prestito dalla Banca Centrale Europea (BCE). In una fase in cui l’economia ‘tira’, è più probabile che le banche abbiano necessità di maggiore liquidità per svolgere il proprio operato in maniera ordinata, mentre nelle fasi di ristagno il sistema bancario tende ad accumulare riserve. In questo secondo caso, per evitare che le riserve in eccesso non rendano nulla, le banche possono depositarle presso la BCE, ottenendo, di norma, una piccola remunerazione. Di norma, sottolineiamo, perché nel periodo post-2014 la BCE, per facilitare i prestiti dalle banche all’economia reale (imprese e famiglie), ha ridotto talmente tanto questa remunerazione fino a portarla in territorio negativo: praticamente, le banche che decidevano di depositare le proprie riserve in eccesso presso la BCE erano costretta a pagare, invece che riscuotere.

Precisiamo che in quegli anni le banche erano piene zeppe di liquidità per effetto delle politiche espansive promosse dalla stessa BCE con lo scopo dichiarato di favorire i prestiti a famiglie e imprese. Tuttavia, la maggiore disponibilità di credito non si è tradotta in maggiori richieste di prestiti: in quegli anni, nonostante i bassi tassi di interesse, la domanda di credito da parte di famiglie e imprese era molto bassa, in virtù delle basse prospettive economiche del paese. Si è trattato di un periodo in cui la politica monetaria ha potuto fare ben poco, se non ridurre gli spread sui tassi sui titoli pubblici e a patto che gli stati dei paesi più indebitati accettassero determinate condizioni politiche (tra cui misure di austerità di bilancio).

Al di là di queste considerazioni, l’esistenza di tassi negativi nel periodo 2014-2022 si è tradotta, per le banche, in un aumento dei costi di deposito della liquidità. Le banche hanno risposto a tali maggiori costi aumentando i costi per la clientela, applicando tassi negativi sui depositi dei correntisti (in Germania, ma non in Italia) e aumentando i costi di gestione, movimentazione e mantenimento dei conti correnti. Per limitare questi costi a carico delle banche, la BCE ha introdotto nel 2019 un sistema volto ad evitare che gli effetti dei tassi di interesse fissati dalla stessa BCE colpissero troppo la profittabilità bancaria. Il sistema, chiamato a doppia remunerazione dei depositi (two-tier system), permetteva alle banche di pagare i tassi negativi solamente su una parte dei depositi delle banche presso la banca centrale. Contestualmente, la BCE ha avviato le operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (TLTRO-III), cioè prestiti alle banche a tassi più negativi di quelli dei depositi presso la banca centrale, con il risultato che, usando dei numeri esemplificativi, le banche prendevano denaro in prestito ricevendo un 3% di remunerazione, e lo depositavano presso la banca centrale pagando solo l’1%, con un guadagno per le banche di 2% su ogni prestito ricevuto. In poche parole, le banche hanno ricevuto miliardi di sussidi (alcune stime parlano di 4-8 miliardi a livello europeo e più di 2,5 miliardi alle banche italiane).

Con l’avvento della pandemia, invece, lo scenario è mutato: le deteriorate condizioni economiche hanno favorito l’indebitamento di imprese e famiglie, e pertanto il sistema bancario ha ricominciato a prestare all’economia reale, fornendo altresì la liquidità necessaria alla sopravvivenza del sistema economico. Questi prestiti erano spesso garantiti dallo Stato. Ne è risultato che le banche potevano prestare senza rischi: se le cose fossero andate bene (ossia, se i prenditori avessero rimborsato i prestiti), avrebbero fatto profitti; se il prenditore fosse risultato inadempiente, avrebbe pagato invece lo Stato. Insomma, nel periodo pre-pandemico ci ha pensato la BCE a tutelare le banche, mentre nel periodo pandemico ci ha pensato lo Stato.

L’inflazione

Tuttavia, la ripresa post-Covid si è portata appresso, come abbiamo modo di vedere tutti i giorni facendo la spesa, il rialzo dei prezzi. Per rispondere all’inflazione, la BCE ha deciso di alzare i tassi di interesse a partire dal 2022: lo scopo della BCE è quello di frenare la crescita dei prezzi arginando la crescita dell’economia, così da generare la disoccupazione necessaria a tenere basse le rivendicazioni salariali e quindi i prezzi. Le banche, a loro volta, hanno alzato i tassi sui prestiti, mantenendo bassissimi quelli sui depositi, aumentando dunque la differenza tra i due. Una delle principali entrate bancarie deriva proprio dalla differenza tra il tasso a cui prestano denaro e quello a cui lo prendono in prestito (cioè, il tasso sui depositi). Le banche di investimento e le grandi speculazioni finanziarie funzionano diversamente, ma questi tipi di banche sono meno sviluppate e importanti in Italia rispetto agli USA o al Regno Unito. Dunque, le banche sono riuscite ad aumentare i loro profitti, sostanzialmente pagando meno ai depositanti e ricevendo di più dai mutuatari. Ora, bisogna precisare che per il singolo gli interessi che si guadagnano sui depositi e i conti correnti non sono grandi cifre, specialmente se si parla di depositi modesti. La somma di questi interessi pagati a tutti i depositanti diventa però una cifra ragguardevole.

Inoltre, la questione della remunerazione dei depositi delle banche presso la BCE si è evoluta in favore delle banche. Con il rialzo dei tassi è venuto meno il sistema di doppia remunerazione, ma attualmente le riserve in eccesso che le banche depositano presso la BCE sono pagate dalla stessa BCE a un tasso del 4%. È quindi molto conveniente per le banche lasciare il denaro “parcheggiato” presso la banca centrale. Sostanzialmente oggi lasciando il denaro fermo le banche guadagnano più di quanto due o tre anni fa ottenessero da un mutuo. È evidente che, per usare il denaro in maniera rischiosa e più profittevole, il tasso richiesto dalle banche (per esempio su un mutuo) sarà ben maggiore del 4%. Alcuni osservatori sottolineano poi che gli interessi pagati dalla BCE alle banche sono minori profitti per la BCE, cioè per i suoi “azionisti”, ossia gli Stati europei. Dunque, parte dei maggiori profitti delle banche sono minori entrate per i governi; in un contesto di austerità e controllo della spesa queste minori entrate si traducono in maggiori tagli o minori spese pubbliche. Non è questo il problema principale del bilancio pubblico, ma si parla comunque di vari (altri) miliardi di sussidi per le banche: stime autorevoli riportano anche più di 150 miliardi l’anno versati alle banche.

Perché le banche hanno potuto aumentare i tassi attivi sui prestiti e lasciare bassi quelli passivi sui depositi? La ragione è che, grazie alle politiche espansive che la BCE ha condotto fino al 2022, sono piene di liquidità e non hanno bisogno di farsi concorrenza l’un l’altra per accaparrarsi i depositi del pubblico. In una situazione di forte concentrazione l’effetto finale è una concorrenza praticamente nulla. Inoltre, mentre i tassi sui depositi della clientela sebbene bassi non siano più negativi, i costi di gestione dei depositi e dei conti correnti sono rimasti ai livelli a cui erano stati portati in precedenza, e dunque maggiori rispetto al passato.

Il rialzo dei tassi si è avuto nel 2022, ma gli effetti più eclatanti sui profitti bancari si sono visti solamente nel 2023. Nel 2022 il giochino illustrato sopra funzionava già e drenava già risorse all’economia, ma gli effetti delle sanzioni contro la Russia hanno creato la necessità di accantonamenti e costi che hanno mascherato l’effetto del rialzo dei tassi sulla profittabilità bancaria. Vari paesi europei hanno visto un aumento dei profitti bancari ma l’Italia ha visto il maggior aumento facendo titolare ai giornali che il 2023 è stato l’anno d’oro delle banche, con profitti di oltre 43 miliardi di euro.

Soluzioni e contromosse

Come il Governo Meloni ha risposto a questi numeri impressionanti circa la profittabilità bancaria? In nessun modo. O meglio, per qualche mese ha paventato di voler introdurre una tassa su questi extraprofitti, ma si è trattato di una misura che, come già sembrava ad un’attenta lettura, non ha portato a nulla. Infatti, il provvedimento aveva nascosto all’interno un cavallo di Troia per non far pagare i banchieri: le banche potevano scegliere tra pagare la tassa oppure accantonare dei fondi a riserva di capitale (cosa che comunque erano già obbligate a fare per gli aggiornamenti delle regole di vigilanza bancaria, come gli Accordi di Basilea). Ovviamente, quasi tutte le banche italiane hanno scelto gli accantonamenti e non hanno pagato un soldo.

È certamente possibile una legge che tassi maggiormente le banche, ma la definizione di “extra-profitto” giuridicamente ed economicamente non è facile: le imprese monopolistiche dell’energia sono infatti sfuggite alle imposte sugli “extra-profitti”.

Quali soluzioni? Con la volontà politica aumentare la pressione impositiva sulle banche e sui settori che più guadagnano dalla crisi inflattiva (o dalla guerra!) Inoltre, bisogna spingere per aumentare l’imposizione fiscale su tutti i profitti, non solamente quelli bancari. La gestione delle riserve della BCE anche può essere cambiata, ma in modo graduale e attento ai vari effetti collaterali. Sicuramente va contrasto l’aumento dei tassi d’interesse ingiusto, monetarista e classista, che ha dato il via a questi profitti favolosi.

Infine, una soluzione fuori dagli schemi consiste nell’implementazione di banche pubbliche. Questo è un sistema per rilanciare la concorrenza tra le banche (se la banca pubblica aumenta i tassi su depositi e conti correnti, tutti i clienti si sposteranno e questo obbligherà le banche ad alzare i tassi sui depositi), ma soprattutto per avviare piani di investimento, ammodernamento e transizione ecologica, nonché per sussidiare i mutui alle famiglie più numerose o bisognose o incentivare determinate politiche nelle aziende (per esempio crediti agevolati alle imprese che assumono con contratti a tempo indeterminato).

Il controllo del sistema bancario è un’arma importante del sistema capitalistico. Lo smodato e disgustoso aumento dei profitti del 2023 può essere un modo per rilanciare e rimettere al centro del dibattito la creazione, il potenziamento e il rafforzamento di un sistema di banche pubbliche funzionale e capillare, che raggiunga ogni lavoratore e che orienti a fini sociali il sistema produttivo.

Link ai contenuti di Coniare Rivolta: 

https://coniarerivolta.org/2022/03/08/occhio-non-vede-cuore-non-duole-il-sussidio-nascosto-della-bce-alle-banche/ 

https://coniarerivolta.org/2021/05/05/tassi-negativi-profitti-positivi/ 

https://coniarerivolta.org/2023/11/28/banche-extraprofitti-micro-tasse/ 

https://coniarerivolta.org/2024/02/18/tassi-alle-stelle-le-banche-ringraziano-la-bce/ 

https://coniarerivolta.org/2022/06/14/la-bce-allassalto-dei-salari-parte-prima/

https://coniarerivolta.org/2022/06/16/la-bce-allassalto-dei-salari-parte-seconda/

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