Un modo elegante per ridurre prestazioni sanitarie ed erogazione di farmaci, aggirare i L.E.A. e ridurre i medici a puri esecutori materiali delle politiche sanitarie e finanziarie delle Regioni e del Governo, imponendo loro attività che, da sanitarie, diventano puramente amministrative
È in atto da anni ormai una attacco alle prestazioni sanitarie e all’erogazione dei farmaci con l’intento di ridurre la spesa sanitaria agendo in maniera coattiva sui medici prescrittori. Si fa volutamente confusione sul concetto di appropriatezza prescrittiva sovrapponendola all’appropriatezza clinica, in realtà si intendono colpire le cosiddette iper-prescrizioni, un concetto ragionieristico che trova difficilmente validità scientifica e che mira unicamente alla riduzione numerica delle prescrizioni mediche.
Come si realizza l’appropriatezza prescrittiva ? per quanto riguarda esami diagnostici o prestazioni assistenziali occorre la prescrizione di uno specialista per poi dover tornare dal medico di base a farsi fare quella prescrizione che a lui viene vietata.
Per i farmaci devono essere accompagnati da una nota AIFA che stabilisce per quali patologie e con quali parametri può essere prescritto un farmaco. Al di fuori di tali criteri il farmaco è a pagamento.
Si amplia cosi, di fatto, la famosa fascia C che comprende anche farmaci indispensabili per i pazienti anziani e cronici.
Lo stesso ministro della salute in accompagnamento del decreto sulle liste di attesa aveva preannunciato una stretta sulla possibilità di prescrizione delle prestazioni ambulatoriali prevedendo, a priori, che il 20% fossero inutili.
Un modo geniale per ridurre le liste di attesa.
In questo quadro si scatenano regioni ( Emilia Romagna, Lazio, Lombardia) e ASL che, con fare inquisitorio richiamano i medici ritenuti iper-prescrittori minacciando sanzioni. Senza tener conto che la iperprescrizione non ha parametri stabiliti né che i medici di base non hanno un tetto di spesa prestabilito.
Tutto questo nonostante che :
- la Corte dei conti abbia ribadito che il diritto alla salute non può dipendere dalle esigenze di bilancio,
- l’articolo 117 della Costituzione ricordi che legislazione sanitaria è concorrente e le regioni possono legiferare nell’ambito del quadro normativo nazionale. Se ne deduce che qualsiasi intervento legislativo regionale che incida direttamente o indirettamente sulle scelte terapeutiche – togliendo o imponendo terapie che spettano solo ai clinici è dunque incostituzionale.
- la Corte Costituzionale con sentenza 169/17 ha stabilito il carattere personalistico delle cure sanitarie individuando le cure più idonee
- il Consiglio di Stato 3 sezione con sentenza 2896/19 aprile 2022 ha stabilito che la Regione non può sovrapporre la propria valutazione tecnica ad una valutazione di prescrivibilità, appropriatezza e rimborsabilità dei farmaci già stabilite dall’AIFA in quanto attinente ai LEA.
È evidente che ci troviamo di fronte ad una nuova manovra di tagli sostanziali alla sanità. Come A.Ba.Co. dovremo articolare iniziative legali a tutela dei diritti dei cittadini, come fatto per le liste di attesa. proponendo altresì percorsi di partecipazione sociale alle lotte che proporremo con una piattaforma nazionale come preannunciato per il nostro Convegno nazionale.
MARTEDI’ 28 OTTOBRE
SALA ACI – VIA MARSALA 8 ROMA
ORE 10.00-16.00
CONVEGNO NAZIONALE
Ricostruiamo il Sistema Sanitario Pubblico per una politica di sistema a difesa del Diritto alla Salute e contro l’economia di guerra e il riarmo
Interverranno:
- FABIO GRIMALDI – Legale di A.Ba.Co.
- PATRIZIA GENTILINI – Comitato Scientifico A.Ba.Co.
- ALESSANDRO GRIMALDI – Componente Esecutivo Nazionale ANAAO
- MARINA BOSCAINO – portavoce Comitati NOAD no autonomia differenziata
- LICIA PERA – USB Sanità
- VINCENZO FALABELLA – Consigliere CNEL e Presidente FISH ONLUS
- ANDREA CIATTAGLIA – Fodazione Promozione Sociale
- SOFIA DONATO – Caregiver Familiare Comma 255
A.Ba.Co. (associazione di Base dei Consumatori)
www.abaco.info

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