Truffe: come difendersi.

La realtà è sempre più complessa, siamo subissati di informazioni, A.Ba.Co. aiuta a difendersi anche dalle truffe online.

Truffe2024-06-20T07:11:49+00:00

Il mondo cambia e se da un lato è anche molto interessante, dall’altro canto questa grande mole d’informazioni può nascondere una serie d’insidie. L’Associazione Abaco vuole fornire una serie di consigli da utilizzare come paracaduteper difenderci da queste insidie. L’elemento critico è che viviamo in un momento economicamente molto difficile, dove arrivare a fine mese è un’impresa molto complicata, ecco quindi che queste insidie spesso fanno leva proprio su questa nostre difficoltà. Il guaio è che rischiamo di cadere dalla padella nella brace.

In alcuni casi le tecniche d’approccio sono studiate e ragionate, puntano a far leva su emotività, sul miraggio di facili guadagni, eredità in arrivo da lontani sconosciuti, o vincite da incassare, ma anche su meccanismi meno scontati, e legati in qualche modo all’attualità (vedi caro energia). D’altra parte ancor più che in passato, spesso senza accorgercene rendiamo disponibili una serie d’informazioni e di dati sensibili che potenzialmente possono esporci a gravi rischi.

Dietro una telefonata, un volantino pubblicitario o un ragazzo che suona alla nostra porta, può nascondersi il terminale di società strutturate per ingannarci. Rischiamo di conoscere il significato di parole come phishing e social engineering nella maniera più traumatica.

Il miglior consiglio è di affidarci al buon senso condito da una buona dose di diffidenza.

Vediamo quelle che nel 2023 sono state tra le più diffuse:

  • Pacco: (che non sapevamo di aver ordinato) con mail da un corriere (ultimamente il più utilizzato è BRT) per il ritiro va pagato lo sdoganamento. Un piccolo costo per un forziere pieno di meraviglie (pc, cellulare o tablet, ecc) in realtà nessun pacco ma solo un “paccotto”.
  • Pishing: attraverso una mail contente un link veniamo indirizzati su un sito identico a quello ad esempio della nostra banca o della postpay e nel tentativo d’accesso ci vengono sottratte le credenziali e conseguentemente svuotato il conto.
  • Smishing: variante del pishing che inizia con un SMS ma sostanzialmente il meccanismo è lo stesso.
  • Truffa Postpay: un operatore ci avvisa che siamo sotto attacco e dobbiamo per difendere i nostri soldi comunicargli i nostri dati di accesso.
  • Truffa Whatsapp: tentativi di sottrarre account per gestirlo impunemente o per ricattare il “bersaglio”, in cambio di non svelare i suoi contenuti, o di far girare informazioni false e scandalose.
  • Truffa nigeriana: è forse la più longeva, sono oltre 30 anni che gira in rete, eppure ancora il miraggio di soldi da far espatriare, o vincite che devono essere trasferite in cambio di una notevole percentuale, ancora paga. Si parla di un totale che supera i 100 milioni anno.
  • Truffe offerte per risparmiare sulla bolletta della luce: un operatore di una società energetica ci suona alla porta o ci chiama sul telefono, chiedendoci se vogliamo risparmiare sui consumi. La cosa da non fare mai è fargli vedere una bolletta anche vecchia, o fornirgli dati presenti. Se riesce a leggere il nostro POD (identificativo dell’utente) potrebbe cambiarci fornitore anche senza firmare.

Consigli per evitare di cadere vittime di una truffa

Diffidate di offerte troppo vantaggiose. Se un’offerta sembra troppo bella per essere vera, probabilmente effettivamente è FALSA.
Non fornite mai informazioni personali o finanziarie a persone che non conoscete.
Verificate l’affidabilità dei siti web prima di effettuare un acquisto.
Se ricevete una telefonata o un messaggio da un presunto ente pubblico, diffidate e non fornite alcuna informazione.
È importante essere sempre cauti quando si interagisce con persone sconosciute, non sottovalutate mai il vostro “interlocutore”, spesso l’errore principale è quello di pensare: “Io sono furbo, a me non succederà mai”.

Approfondimenti


Truffa PostePay

Un meccanismo basato su tempi e timore di esser truffati, sono alla base di questa tecnica.

Un messaggio precede di pochi attimi una chiamata per una problematica sulla carta Postpay, riguardante accessi anomali, o pagamenti irregolari. All’apparenza sembra tutto vero perché questi “cybercriminali” sono in grado di apparire con alias simile alle Poste. Proprio il falso operatore ci autocertifica confermando che la problematica è stata preavvisata dalle Poste con il messaggio ricevuto sul numero del “bersaglio”. A quel punto chiede di dettare i dati come password e OTP (password temporanea) per provare a bloccare un seconda operazione che proprio in quel momento sta avvenendo in un qualsiasi paese del mondo.
La realtà è che proprio lui con quei codici sta per sottrarre un importo dal nostro conto. Questo tipo di truffa può essere banale ma chi la predispone è ben organizzato e riesce a far sembrare credibile il suo operato, a partire appunto dalla capacità d’inviare messaggi sembrando realmente un ufficio postale.
L’unica difesa è ricordare che Poste e qualsiasi gestore di Conti o carte di credito non ci chiederà mai le nostre credenziali e quindi chiedete di esser richiamati e nel frattempo contattate o la polizia postale o l’assistenza delle Poste (non al numero fornito dal truffatore).

Shrinkflation

L’illusione nel carrello della spesa

L’inflazione “stimola” le strategie aziendali . Un comportamento in voga è denominato “shrinkflation”, termine inglese coniato nel 2009 che unisce due termini “shrink” – restringere e “inflation” – inflazione. Il risultato reale è molto diverso, in verità è una modalità con la quale si rincara il prodotto modificando la confezione.
Un espediente che ha scomodato l’Antitrust (AGCM) che a marzo 2023 ha aperto un’ istruttoria.

La pratica è utilizzata sopratutto in ambito alimentare, “food & beverage”. Un esempio famoso è quello della Toblerone. Nel 2016 è stata acquistata dalla Mondelez International. La prima mossa commerciale, fu modificare le tipiche barrette di cioccolato, conosciute per la “forma piramidale”, aumentando la distanza tra le caratteristiche “punte”. La variazione permetteva di mantenere invariati i costi ma di diminuire il peso.
A seguito delle proteste dei consumatori però l’azienda fu costretta a fare marcia indietro.
Anche la Coca-Cola nel 2019, in Svizzera, ha ridotto la quantità di bevanda per bottiglia, da mezzo litro portandola a 4,5 decilitri, lasciando il prezzo a confezione inalterato. Il TOP fu che l’azienda a stelle e strisce giustificò la procedura con motivazioni salutistiche. Stessa cosa per la bottiglia da 1.5 Lt che è passata a 1.35 Lt nel tentativo di non far percepire la variazione al consumatore.
Un altro campo d’uso è quello dei dolci per le festività: colombe, panettoni, pandori, panforti, dolci dove per mantenere il prezzo a confezione invariato, si sono ristretti, passando a 750gr rispetto al formato classico da 1 kg. L’Istat (Istituto Nazionale di Statistica), segnala nei 5 anni tra 2012-2017 ben 7.300 casi rilevati in mercati, rivendite e supermercati.

Ma non solo cibo e bevande
Se il settore agroalimentare è il terreno più fertile l’utilizzo di questa pratica con il passare del tempo si diffonde anche ad altri contesti. Detersivi, shampoo, bagnoschiuma, lozioni, creme, dentifrici e persino rotoli di carta igienica modificano i formati di quel tanto che basta per cambiare, senza far “notare” sullo scaffale la variazione.

Insomma i prezzi apparentemente non cambiano, cercando di tranquillizzare il consumatore, intanto il peso netto (scritto sempre con caratteri molto piccoli) diminuisce, la confezione sembra immutata. Qualche patatina o qualche biscotto in meno nel sacchetto o nel pacco, un barattolo un appena più piccolo, e il travestimento riesce, anche se la nostra dispensa è sempre più leggera, come il nostro portafoglio.


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