Lo scandalo dei “gettonisti” per una sanità in appalto
Il problema dei medici e degli infermieri “gettonisti” è una delle ultime fasi del processo di privatizzazione della sanità pubblica.
Senza aver paura delle parole, siamo in presenza di una vera forma di appalto a privato non formalizzata per eludere la normativa al riguardo.
Il problema è incentivato da ASL e REGIONI che creano la domanda di prestazioni somministrate per coprire le loro responsabilità organizzative e programmatorie. Pertanto una prestazione vale l’altra e non importa chi la fa, ma solo quante se ne fanno.
Nella realtà non ci sono garanzie di qualità delle prestazioni fatte così, modello cottimo, né alcuna verifica dei requisiti professionali degli operatori utilizzati con tale modalità.
L’inchiesta di Report oltre a denunciare il problema ha messo in evidenza l’assoluta impotenza del presidente della Regione Lazio e del Ministro della Salute dando l’impressione della ineluttabilità degli eventi.
Così i pronto soccorso restano un inferno da cui è sempre arduo avere risposte ai propri problemi di salute. Di fronte ad una colpevole inerzia si sprecano centinaia di milioni per l’acquisto di improbabili prestazioni dai privati.
Che dire dei medici che diventano imprenditori del proprio sapere con la buona salute di Ippocrate alla ricerca di facili guadagni (1000 euro per un turno di 12 ore) speculando sulla inefficienza del sistema sanitario pubblico. E che dire degli specializzandi mandati allo sbaraglio o delle strutture private che una volta acquisito il DRG (STRUMENTO di POLITICA SANITARIA per classificare i ricoveri ospedalieri e calcolare le tariffe) da trasferimento di un paziente, alla prima vera o presunta complicanza lo rispediscono al pronto soccorso di provenienza.
Le ormai consolidate cooperative e le associazioni tra professionisti operano ormai come vere e proprie agenzie interinali aggirando la normativa che regola il lavoro somministrato. Imparato il gioco molti medici si mettono in proprio e gestiscono personalmente i rapporti con il SSN, è questa la tanto decantata libera professione?
Riprendiamo la nostra campagna a sostegno del diritto alla salute alla assistenza chiedendo alle regioni e alle ASL di fornirsi di un Piano per la Gestione del sovraffollamento del pronto soccorso e la condivisione di una carta dei diritti del paziente in pronto soccorso, già sperimentata, con la previsione di una sosta di non oltre 6 ore in condizioni confortevoli e informati del proprio percorso.
Tenuto conto delle condizioni particolari di chi si reca al pronto soccorso, sarebbe opportuno all’atto della presa in carico da parte di un medico chiedere se sia dipendente della struttura o gettonista, di dichiarare il possesso dei requisiti professionali necessari e se specializzando richiedere la copresenza di un medico tutor dipendente della struttura sanitaria.
È sempre più indispensabile una mobilitazione per riprendersi il diritto alla salute alla cura.
La salute dei cittadini non può sottostare a logiche di mercato e alla gestione della emergenza a discapito della qualità del servizio.
A.Ba.Co. Associazione di Base dei Consumatori
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