Cosa succede sul fronte prevenzione neonatale nel Lazio?
Sappiamo tutti che ai neonati va effettuata una ecografia all’anca entro i 3 mesi di vita per evitare lo sviluppo della “Displasia congenita dell’anca” che può avere conseguenze irreversibili per la mobilità dell’intera articolazione se non diagnosticata.
In alcuni casi il pediatra la prescrive nelle prime settimane dove valuta ci sia un rischio maggiore per familiarità o a seguito di indagine specifica.
In Italia questa malformazione si verifica in 1/3 casi su 100 ed è nettamente più frequente nel sesso femminile (rapporto di 5:1 rispetto al sesso maschile).
Intervenire tempestivamente significa poter risolvere il problema attraverso pratiche sperimentate ed efficaci, non invasive.
In caso di mancato intervento precoce i bambini devono essere sottoposti a intervento chirurgico con tutte le conseguenze negative che questo comporta ad un bambino anche sotto un profilo di benessere psicologico.
Nel Lazio se chiami il CUP per effettuare l’ecografia dell’anca al neonato ti danno appuntamento dopo 7/8 mesi.
Sono casi di mamme che si sono rivolte alla nostra associazione e che attraverso il nostro intervento sono riuscite a effettuare l’ecografia nei tempi giusti, previsti dal pediatra.
Lo raccontiamo perché ci ha colpito in particolare un caso che attraverso il nostro supporto è arrivata nei tempi giusti in una struttura ospedaliera di Roma e la mamma si è sentita dire dal medico “finalmente una mamma che fa l’ecografia nei tempi giusti perché di solito arrivano quando è troppo tardi”.
La mamma del bambino troppo presa dal timore che tutto andasse bene non è riuscita a dirgli che se rispettava i tempi del CUP e non si rivolgeva a noi sarebbe arrivata tanto tardi anche lei come le altre mamme.
Dove è finita la parola prevenzione? Ha ancora un significato per chi amministra le regioni e non mette in cima alla lista di spese da fare la prevenzione?
È così difficile da comprendere che la prevenzione significa risparmio sulla spesa sanitaria evitabile oltre che qualità della vita in salute?
Le liste di attesa infinite purtroppo non sono l’unico male che attanaglia la nostra regione e tutto il paese.
Ma se si abdica anche alla prevenzione sui neonati significa che il declino della sanità pubblica è arrivato ad un punto insopportabile.
Bambini, fragili, disabili devono essere una priorità per la civiltà di una società oltre che in rispetto dei principi costituzionali che gli dedicano diversi articoli per la tutela.
È ora di ribellarsi a questo sistema e di chiedere conto al Presidente Rocca come pensa di amministrare i soldi pubblici per tutelare i suoi cittadini.
A.Ba.Co. Lazio
lazio@abaco.info
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