Di fronte a una crisi energetica che non accenna a mollare la presa, le misure messe in campo dal Governo appaiono come un cerotto su una ferita aperta.
Il panorama economico che i lavoratori e i pensionati italiani si trovano ad affrontare è drammatico. Mentre le statistiche OCSE ci indicano come “maglia nera” per la perdita del potere d’acquisto — con salari reali crollati del 7,5% rispetto al 2021 — i decreti legge contro il caro-carburanti sembrano guardare altrove.
Un sistema di aiuti sbilanciato
Le attuali misure governative puntano forte sul sostegno alle imprese attraverso la Transizione 5.0 e i crediti d’imposta. Ma per le famiglie? Il taglio delle accise si è rivelato un intervento impercettibile: milioni di cittadini, ogni giorno alla pompa di benzina, non riscontrano alcun beneficio reale.
Il problema non è solo l’aumento dei prezzi, ma la natura di questo aumento. Non siamo di fronte a una semplice oscillazione di mercato, ma a una vera e propria speculazione. Lo dicono i numeri: tra il 12 e il 25 marzo 2026, i controlli della Guardia di Finanza lungo la filiera dei carburanti hanno rilevato irregolarità nel 73% dei casi. In questo scenario, sanzionare le aziende con lo 0,1% del profitto giornaliero non è una punizione, è un incoraggiamento.
Extra-profitti: è tempo di restituire
Mentre le famiglie faticano a pagare bollette che nel 2025 hanno superato mediamente i 2000 euro annui, le imprese energetiche hanno accumulato, dal 2025 a oggi, circa 40 miliardi di euro di extra-profitti.
La nostra proposta è netta: questi profitti, generati illegittimamente sulla scia delle crisi internazionali, devono essere restituiti integralmente allo Stato per finanziare il welfare. È possibile legiferare in tal senso — come confermato dalle stesse istituzioni europee — applicando un’aliquota del 100% sul margine che eccede i profitti medi del periodo pre-crisi.
Le nostre proposte: stop distacchi, minimo energetico garantito, zero iva.
L’energia non è una merce come le altre, è un bene essenziale alla vita. Per questo chiediamo un cambio di paradigma che si articoli su tre punti fondamentali:
- Il Minimo Energetico: garantire a ogni abitazione (sotto i 15.000 euro ISEE) una quota gratuita di 2 kW di elettricità e 1 metro cubo di gas. Un modello già adottato con successo in paesi come Giappone e Corea del Sud attraverso la “Rising Block Tariff”.
- Stop ai distacchi: una moratoria immediata sulle sospensioni delle forniture per morosità incolpevole.
- Fiscalità giusta: l’azzeramento dell’IVA sui beni essenziali. Un’imposta che colpisce tutti allo stesso modo, indipendentemente dal reddito, è profondamente ingiusta e va superata in favore di prezzi controllati e panieri protetti.
Un piano per il futuro
Non possiamo più permetterci di rincorrere le emergenze con bonus temporanei. L’Italia ha bisogno di un Piano Energetico Nazionale che punti su investimenti pubblici diretti nelle rinnovabili. Solo così potremo spezzare la dipendenza dai fornitori esteri e proteggere i redditi delle famiglie dagli interessi speculativi.
Il tempo delle “carezze” ai giganti dell’energia è finito. È il momento di rimettere al centro i diritti dei cittadini.
Ufficio Stampa A.Ba.Co.
Sede Legale: Via Cagliari 11, 00198 Roma
Email: info@abaco.info
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