Filiera agroalimentare: A.Ba.Co. porta il caro-spesa in AGCM contro le speculazioni a danno delle famiglie

Il 15 maggio 2026 si è svolto un passaggio fondamentale per la tutela dei diritti dei consumatori nel nostro Paese. Nell’ambito dell’indagine conoscitiva IC58 sulla Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e la filiera agroalimentare, che era stata avviata il 16 dicembre 2025 , l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha tenuto l’audizione dei rappresentanti di A.Ba.Co., l’Associazione di Base dei Consumatori.
Il Presidente Luigi Iasci , ha incontrato la Responsabile del procedimento, la dott.ssa Daniela Giangiulio, e la dott.ssa Stefania Di Girolamo della DICOM , depositando una memoria analitica predisposta dal proprio Ufficio Studi per denunciare le profonde distorsioni e gli squilibri di potere che caratterizzano l’attuale filiera distributiva italiana.
La crisi economica che stiamo attraversando, come ampiamente evidenziato nel documento ufficiale, non rappresenta affatto un evento isolato, bensì il risultato di una convergenza di fattori geopolitici e macroeconomici che vengono sfruttati come veri e propri moltiplicatori inflattivi a danno del consumatore finale.
I dati Istat più recenti, relativi al periodo compreso tra gennaio e marzo 2026, certificano infatti un tasso di inflazione pari al +2,5% per il solo carrello della spesa. Se da un lato l’instabilità internazionale legata alle aree dello Stretto di Hormuz e del Mar Rosso ha generato rincari effettivi nei noli marittimi e nei carburanti , dall’altro A.Ba.Co. evidenzia criticamente come tali aumenti vengano applicati ai prezzi al consumo in modo immediato e del tutto sproporzionato rispetto alla reale incidenza dei costi logistici sul singolo prodotto.
Si registra persino un preoccupante effetto traino di stampo speculativo su merci equivalenti provenienti da contesti geografici del tutto estranei a tali tensioni , il tutto in un panorama nazionale caratterizzato da oltre vent’anni di salari reali stagnanti nell’area OCSE, dinamica che trasforma inevitabilmente l’inflazione in un fattore di impoverimento assoluto per le famiglie.
Il cuore della memoria presentata all’Antitrust risiede nella progressiva e ingiustificata divaricazione tra i prezzi corrisposti alla produzione e quelli imposti alla vendita, una dinamica manovrata quasi esclusivamente dalla GDO. Nel settore lattiero-caseario, ad esempio, nel biennio 2022-2023 il latte alla stalla aveva raggiunto i 0,67 euro al litro sotto la spinta dei costi energetici, e la GDO aveva prontamente adeguato i prezzi a scaffale sopra la soglia degli 1,80 euro. Nel 2024 si è però assistito al paradosso per cui, a fronte di costi energetici rimasti elevati, il prezzo pagato agli allevatori è crollato del 30% scendendo a 0,47 euro al litro, mentre nei supermercati i prezzi sono aumentati fino a superare i 2,20 euro, permettendo così alla GDO di incamerare un extra-profitto stimato in almeno 0,20 euro per ogni singolo litro venduto. Condizioni altrettanto gravi si riscontrano nel comparto dell’ortofrutta, dove le mele vengono pagate ai produttori a circa 0,35 euro al chilogrammo, ossia sotto il costo di raccolta, per poi essere rivendute al dettaglio a prezzi superiori ai 2,20 o 2,50 euro al chilogrammo, generando ricarichi speculativi che superano il 400%. Anche il settore dei cereali e della pasta mostra anomalie evidenti, dato che a fronte di un prezzo del grano duro sceso da 500 a 320 euro alla tonnellata, la pasta ha mantenuto prezzi record a scaffale, spesso accompagnati dal fenomeno della shrinkflation, ovvero la riduzione del peso delle confezioni che rende sempre più difficile per i consumatori orientarsi nel mercato. Infine, nel segmento dell’olio d’oliva, la bassa produzione stagionale è stata sfruttata per raddoppiare i prezzi a scaffale oltre i 10-12 euro al litro, speculando ampiamente sulle giacenze già presenti nei magazzini.
Per arginare questa drammatica erosione del potere d’acquisto, A.Ba.Co. ha formalizzato un programma d’intervento strutturato e sottoposto sia al legislatore sia a tutte le autorità istituzionali competenti. L’associazione chiede in primo luogo l’istituzione di un paniere di garanzia a prezzo etico per i beni di prima necessità, prevedendo tetti massimi ai ricarichi della GDO che siano monitorati direttamente dalle associazioni e dal MIMIT.
Parallelamente, a tutela della base produttiva, si propone la definizione di un prezzo minimo al produttore che proibisca tassativamente l’acquisto di derrate agricole sotto il costo reale di produzione.
Sul fronte fiscale, viene sollecitata una riforma dell’IVA che ne disponga l’azzeramento sui beni di prima necessità e per l’infanzia, ricalcando i modelli già implementati con successo da Spagna, Polonia e Irlanda.
Da ultimo, si richiede l’introduzione di una tariffa sociale protetta per l’energia, ossia un minimo energetico a tutela delle famiglie che presentano un reddito ISEE inferiore ai 15.000 euro.
L’attuale mercato non può più considerarsi libero, poiché si sta rapidamente evolvendo verso un oligopolio distributivo che penalizza in modo del tutto asimmetrico sia chi produce sia chi consuma.
Per queste ragioni, il Presidente Luigi Iasci ha ribadito la ferma posizione dell’associazione, sollecitando l’AGCM a intervenire con decisione attraverso i propri poteri sanzionatori e prescrittivi per ripristinare criteri di equità e trasparenza lungo tutta la filiera. Non è più tollerabile che le grandi catene della distribuzione continuino ad accumulare margini sproporzionati scaricando interamente il peso delle tensioni internazionali sulle spalle dei cittadini. A.Ba.Co. continuerà a vigilare e a dare battaglia in ogni sede affinché il diritto a una spesa equa e accessibile sia finalmente garantito a tutte le famiglie.

A.Ba.Co. – Associazione di Base dei Consumatori

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